Volontà di ferro è una collezione di 100 stampe monotipo su carta acquarellate direttamente su lastra; 40 matrici in ferro ed 80 prove d’autore. 

Tutto si sovrappone e si mischia: segni razionali e slanci emotivi che dimostrano una volontà di ferro: la volontà di relegare su uno spazio piano l’emozione provata.

 

Emozione che arriva in modo puro, forte, pulito ma con un linguaggio completamente sporco e apparentemente sregolato che non rispetta mai interamente i canoni accademici di nessuna tecnica pur usandone gli impianti teorici, casomai semplificati a un livello direi quasi fanciullesco.

A rendere possibile tale magia è un torchio auto-costruito enorme capace di incidere lastre di ferro lunghe fino a 6 metri.

Siamo a gennaio /febbraio : il torchio è terminato ma comincia il periodo Covid.19.

Il lockdown del 4 marzo è alle porte ma il mondo, soprattutto quello umano, chiude le porte ai sogni ed alle vedute di largo orizzonte: c’è paura e si intravede la paralisi sociale ed economica che arriverà presto ed inevitabile.

Eppure Cristiano e Patrizio, che sono anche artigiani, hanno una via d’uscita “ufficiale” (la manutenzione del laboratorio per chi dovesse fermarli durante il tragitto in macchina da Roma ad Ariccia ) ed una via d’uscita “emozionale” (l’arte).

Così, proprio mentre il mondo guarda dalle finestre il tempo che scorre senza osare immaginarsi il dopo, Cristiano e Patrizio danno vita a lastre di paesaggi.

Il paesaggio ricostruito, che parte dalla natura e dagli alberi, è quello ricostruito attraverso la realtà (il segno che incide le lastre) e quello dell’emozione (il ricordo e le sensazioni che il paesaggio suscita così come filtrate dalla sensibilità degli Alviti).

Il filtro che rende visibile tale commistione è il colore : quegli inchiostri e quei liquidi che si perdono sulla lastra rincorrendosi e miscelandosi, così imprevedibili ed espressivamente liberi di muoversi, di evadere e di “uscire” dal segno.

Il risultato è una carta inchiostrata dove è possibile scorgere la luce, una conversazione, l’aria, la vita vissuta, i particolari, gli scorci, la prospettiva tra gli alberi e l’infinita potenza della natura.

Questo ha dato loro modo di poter lavorare con un doppio linguaggio ossia di poter realizzare anche una stampa a secco insieme alla acquarellatura e alla scrittura dei solchi, rendendo così ancora più complesso è spurio il procedimento grafico di stampa.

Si arriva, così, al nocciolo fondamentale della collezione: ad un segno razionale, anche se pur sempre artistico inciso sulla lastra, si sovrappone in un gioco di pieni e vuoti una acquarellatura di volta in volta diversa che segue l’emozione del momento.

Quella emozione che i due fratelli provano e che cercano di trasferire durante la realizzazione.

Così i due pensieri si intrecciano sulla carta stampata dandosi visibilità reciproca e lasciando a chi guarda l’obero di seguire ciò che sente maggiormente ma soprattutto libero di seguire le emozioni del momento.

Questo vuol dire che lo stesso paesaggio a seconda degli occhi e dello stato d’animo con cui si guarda appare diverso di volta in volta, anche dal ricordo che si è conservato.

È come se la nostra vita fosse concepita in modo differenziale, come la somma di istanti diversi non solo temporali ma anche emotivi, tutta intorno ad una realtà contingente.

Che potrebbe essere anche sempre la stessa se uno la guarda sempre con gli stessi occhi, sempre con gli stessi pensieri.

L’esortazione che fanno questi lavori ci dice di fruire del momento guardandolo anche con occhi diversi, anche da un altro punto di vista per capire le potenzialità che girano attorno a quello che abbiamo davanti agli occhi e che noi stessi siamo in grado di generare.

È l’esercizio della volontà che quindi fa la differenza.

Quella stessa volontà che ci siamo trovati tutti costretti ad usare nel periodo di chiusura dovuti dovuto al COVID.

La differenza tra una cosa esistente o meno.

La possibilità che potesse rimanere solo un pensiero o prendesse una forma fisica diventando un progetto condivisibile con gli altri .

E’ stata solo la volontà che avevamo Cristiano e Patrizio durante la  chiusura. 

Come unico strumento la loro volontà : di ferro come il torchio e al contempo  preziosa e delicata come i fogli di carta.

La volontà di ferro è la stessa che utilizzano nella nostra vita da quando hanno iniziato a fare questo lavoro è quella che contraddistingue le persone che costruiscono da quelle che consumano ed è la misura con la quale noi valutiamo la realtà.

La mostra è il diario di una quarantena.

La mostra è la prepotente supremazia della volontà di vivere sulla nefasta prospettiva della morte (economica e sociale).

 La mostra è la rappresentazione della vita di Cristiano e Patrizio.

La VOLONTA’ è quella dei fratelli Alviti, due fratelli che hanno fatto dell’arte un’impresa: un’impresa intesa come business, un’impresa intesa come azienda strutturata; un’impresa intesa come capacità di produzione indipendente.

Due fratelli che ce l’hanno nel sangue, il ferro.

VOLONTA’ DI FERRO è una dichiarazione, forte, di potenza e presenza: mentre tutto il mondo si ferma loro producono spazi e immagini che danno, almeno all’animo, la libertà di viaggiare e perdersi.